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L'UE
e il commercio di emissioni
La
maggior parte degli Stati membri dell'UE ha corso il rischio di non
rispettare i propri impegni sul Protocollo di Kyoto. Il nuovo sistema
per lo scambio delle emissioni, valido per tutta l'Unione, aiuterà ad
affrontare il problema diminuendo il costo per la riduzione delle
emissioni e guidando così le imprese europee nella giusta direzione
prima dell'inizio del sistema globale di Kyoto nel 2008.
Secondo questo nuovo sistema dell'Unione europea, dal 1° gennaio 2005,
circa 10.000 imprese europee potranno acquistare e vendere permessi per
l'emissione di anidride carbonica. I livelli delle emissioni delle
diverse imprese saranno decisi dalle autorità nazionali e le imprese
che saranno in grado di produrre livelli inferiori rispetto a quanto
previsto avranno la facoltà vendere le quote inutilizzate. In altri
termini, se un'impresa supererà i limiti imposti, potrà acquistare
"diritti di inquinamento" da altre imprese in Europa che hanno
ridotto le loro emissioni.
Creando un mercato di venditori e acquirenti di queste quote, l'UE spera
di fornire incentivi per il decremento delle emissioni. I proventi della
vendita delle quote di emissione dovrebbero incoraggiare le imprese a
sviluppare e utilizzare tecnologie pulite. Un sistema che interessi
tutta l'Unione (invece di sistemi nazionali separati) eviterà inoltre
la possibilità di falsare la concorrenza. E' previsto che questo schema
diminuisca i costi dell'UE per rispettare gli obiettivi del Protocollo
di Kyoto di 1,3 miliardi di euro l'anno fino al 2010, ovvero il 35%
della spesa totale. Il sistema entrerà in vigore in due fasi: una fase
preliminare dal 2005 al 2007 e una seconda fase dal 2008 al 2012.
Alcuni governi nazionali chiedevano che il
sistema fosse applicato su base volontaria, ma il Parlamento ha
sostenuto il parere della Commissione europea secondo la quale, per
motivi di protezione ambientale e per evitare possibili distorsioni dei
mercati, il sistema dovrà essere reso obbligatorio in tutta l'Unione.
I governi avevano chiesto esenzioni che potessero permettere ad alcune
imprese di non aderire al sistema. Tuttavia, il Parlamento era convinto
della necessità di un sistema di esenzioni limitato, applicabile a
singole imprese o fabbriche, affermando che esenzioni generalizzate
avrebbero minato il sistema.
Inizialmente il sistema doveva essere applicato esclusivamente
all'anidride carbonica e solo in relazione all'energia, ai metalli
ferrosi, alla carta e alle industrie minerarie che rappresentano circa
il 46% delle emissioni di questa sostanza. In questo ambito,
la Commissione
avrebbe deciso solo successivamente, in base a una relazione sui
progressi compiuti, se includere o meno ulteriori settori industriali e
tipi di gas. Ma i deputati del Parlamento europeo sono riusciti a far sì
che gli Stati membri potessero, in fasi diverse, includere altri settori
su base volontaria. La relazione della Commissione sui progressi
compiuti, inoltre, si concentrerà in modo particolare sulla possibilità
di includere industrie chimiche, dell'alluminio e dei trasporti. Infine,
grazie al Parlamento, ogni Stato membro può ora esercitare il proprio
diritto di includere altri gas a effetto serra a partire dal 2008.
CHI
INQUINA PAGA
Altro tema controverso: in che modo le autorità nazionali
dovranno concedere le quote di emissione?
La Commissione
aveva proposto che le quote fossero inizialmente fornite a titolo
gratuito alle imprese, sulla base del livello storico di emissione. I
membri del Parlamento europeo sostenevano invece che questo potesse
minare il principio del "chi inquina paga" e che fosse iniquo
nei confronti delle nuove imprese che si affacciavano al mercato, oltre
a portare distorsioni del mercato stesso. I parlamentari hanno suggerito
un sistema misto in cui la maggior parte dei permessi sono distribuiti
gratuitamente e una percentuale è venduta tramite asta. L'accordo è
stato raggiunto e permette ai governi, dal 1° gennaio 2005, di vendere
tramite asta il 5% di quote e permessi per tre anni e, nella seconda
fase, il 10%. Un maggior numero di aste sarà indetto dopo il 2012.
Secondo il Parlamento i singoli governi non dovrebbero essere liberi di
concedere quote di emissione illimitate. A ogni paese dell'UE sarà
quindi richiesto di limitare le quote emesse, mentre i dati generali
dovranno essere in linea con i singoli obiettivi di Kyoto. Il Protocollo
di Kyoto permette ai paesi industrializzati di utilizzare
"meccanismi flessibili" per aiutare a raggiungere gli
obiettivi di riduzione delle emissioni, per esempio investendo in
progetti per la diminuzione dei gas a effetto serra in altri paesi o
trasferendo tecnologie pulite ai paesi in via di sviluppo.
IL
PROTOCOLLO di KYOTO
Le temperature medie in Europa sono aumentate
di circa un grado centigrado durante il ventesimo secolo e questa
tendenza dovrebbe continuare o addirittura peggiorare nei prossimi cento
anni. Oltre a fenomeni naturali, come la variazione dell'attività
solare, anche gli esseri umani sono parzialmente responsabili di questo
cambiamento climatico, dato che l'inquinamento da loro generato
intrappola il calore nell'atmosfera provocando l'effetto serra.
L'anidride carbonica (CO2) emessa dal settore industriale, del trasporto
e dagli impianti di riscaldamento è la principale colpevole insieme ad
altri gas come metano, protossido di azoto e fluorocarburi.
L'Unione europea ha il 5% della popolazione mondiale, ma produce il 15%
di tutti i gas a effetto serra. In questo contesto, l'UE ha assicurato
di aver svolto un ruolo costruttivo durante i negoziati del protocollo
di Kyoto, che si sono conclusi con un accordo della comunità
internazionale nel 1997, per rafforzare e introdurre la convenzione
quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Il protocollo
presenta obiettivi vincolanti per diminuire le emissioni di gas a
effetto serra. L'introduzione di un sistema per lo scambio delle
emissioni di gas a effetto serra fra gli Stati membri dell'UE è parte
di un piano di azione più vasto che cerca di promuovere l'energia
pulita e rinnovabile e, a lungo termine, di preparare le infrastrutture
europee per le conseguenze del cambiamento climatico.
fonte :
www.nonsoloaria.com
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