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I principali Inquinanti
dell'Aria
L’aria che
respiriamo può essere contaminata da sostanze inquinanti provenienti da
industrie, veicoli, centrali elettriche e molte altre fonti. Questi
inquinanti rappresentano un grosso problema per gli effetti dannosi che
possono avere nei confronti della salute o dell’ambiente in cui
viviamo. Il loro impatto dipende da vari fattori, come ad esempio la
quantità di inquinante dell’aria al quale si è esposti, la durata
dell’esposizione e la pericolosità dell'inquinante stesso. Gli
effetti sulla salute possono essere di piccola entità e reversibili
(come un’irritazione agli occhi) oppure debilitanti (come un
aggravamento dell’asma) o anche fatali (come il cancro).
In questa parte
del sito ho riportato varie informazioni inerenti i principali
inquinanti dell’aria: il monossido di carbonio, gli ossidi di zolfo,
gli ossidi di azoto, l’ozono, il particolato, il radon, il benzene,
l'asbesto, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) ed il cloruro di
vinile.
Per ognuno degli inquinanti sono descritte le caratteristiche
principali, le sorgenti, le modalità di diffusione, gli effetti
sull'uomo e sull'ambiente (se particolarmente rilevanti) ed infine le
relative leggi e linee guida.
OSSIDI di ZOLFO
Normalmente gli
ossidi di zolfo presenti in atmosfera sono l’anidride solforosa (SO2) e l’anidride solforica (SO3); questi composti vengono anche indicati con il
termine comune SOx.
L’anidride solforosa o biossido di zolfo è un gas incolore,
irritante, non infiammabile, molto solubile in acqua e dall’odore
pungente. Dato che è più pesante dell’aria tende a stratificarsi
nelle zone più basse.
Rappresenta l’inquinante atmosferico per eccellenza essendo il più
diffuso, uno dei più aggressivi e pericolosi e di gran lunga quello più
studiato ed emesso in maggior quantità dalle sorgenti antropogeniche.
Deriva dalla
ossidazione dello zolfo nel corso dei processi di combustione delle
sostanze che contengono questo elemento sia come impurezza (come i
combustibili fossili) che come costituente fondamentale.
Dall’ossidazione dell’anidride solforosa si origina l’anidride
solforica o triossido di zolfo che reagendo con l’acqua, sia liquida
che allo stato di vapore, origina rapidamente l’acido solforico,
responsabile in gran parte del fenomeno delle piogge acide. Dato che la
reazione di ossidazione che conduce alla formazione dell’anidride
solforica è molto lenta, e data la reattività di questo composto con
l’acqua, in genere la concentrazione del triossido di zolfo varia fra
l’1 e il 5% della concentrazione del biossido di zolfo (che viene
considerato l’inquinante di riferimento).
OSSIDI di AZOTO
Pur essendo
presenti in atmosfera diverse specie di ossidi di ozoto, per quanto
riguarda l’inquinamento dell’aria si fa quasi esclusivamente
riferimento al termine NOx che sta ad indicare la somma pesata del
monossido di azoto (NO) e del biossido di azoto (NO2).
L’ossido di
azoto (NO) è un gas incolore, insapore ed inodore; è anche chiamato
ossido nitrico. E’ prodotto soprattutto nel corso dei processi di
combustione ad alta temperatura assieme al biossido di azoto (che
costituisce meno del 5% degli NOx totali emessi). Viene poi ossidato in atmosfera
dall’ossigeno e più rapidamente dall’ozono producendo biossido di
azoto. La tossicità del monossido di azoto è limitata, al contrario di
quella del biossido di azoto che risulta invece notevole.
Il biossido di
azoto è un gas tossico di colore giallo-rosso, dall’odore forte e
pungente e con grande potere irritante; è un energico ossidante, molto
reattivo e quindi altamente corrosivo. Esiste nelle due forme N2O4 (forma dimera) e NO2 che si forma per dissociazione delle molecole dimere. Il colore
rossastro dei fumi è dato dalla presenza della forma NO2 (che è quella prevalente). Il ben noto colore
giallognolo delle foschie che ricoprono le città ad elevato traffico è
dovuto per l’appunto al biossido di azoto. Rappresenta un inquinante
secondario dato che deriva, per lo più, dall’ossidazione in atmosfera
del monossido di azoto. Il biossido di azoto svolge un ruolo
fondamentale nella formazione dello smog fotochimico in quanto
costituisce l’intermedio di base per la produzione di tutta una serie
di inquinanti secondari molto pericolosi come l’ozono, l’acido
nitrico, l’acido nitroso, gli alchilnitrati, i perossiacetililnitrati,
ecc. (per maggiori informazioni consiglio di fare riferimento alla parte
del sito che tratta dello smog fotochimico).
Si stima che gli
ossidi di azoto contribuiscano per il 30% alla formazione delle piogge
acide (il restante è imputabile al biossido di zolfo e ad altri
inquinanti). Da notare che gli NOx
vengono per lo più emessi da sorgenti al suolo e sono solo parzialmente
solubili in acqua, questo influenza notevolmente il trasporto e gli
effetti a distanza.
MONOSSIDO
di CARBONIO
L’ossido
di carbonio (CO)
o monossido di carbonio
è un gas incolore, inodore, infiammabile, e molto tossico. Si forma
durante le combustioni delle sostanze organiche, quando sono incomplete
per difetto di aria (cioè per mancanza di ossigeno). Le emissioni
naturali e quelle antropogeniche sono oramai dello stesso ordine di
grandezza, e questo fa chiaramente comprendere quale sia il trend
inquinante che si è instaurato nel corso dell’ultimo secolo. Il
monossido di carbonio è estremamente diffuso soprattutto nelle aree
urbane a causa dell’inquinamento prodotto dagli scarichi degli
autoveicoli.
Gli effetti sull’ambiente sono da considerarsi trascurabili, mentre
gli effetti sull’uomo sono particolarmente pericolosi. La sua
pericolosità è dovuta alla formazione con l’emoglobina del sangue di
un composto fisiologicamente inattivo, la carbossiemoglobina,
che impedisce l’ossigenazione dei tessuti. A basse concentrazioni
provoca emicranie, debolezza diffusa, giramenti di testa; a
concentrazioni maggiori può provocare esiti letali.
PARTICOLATO
ATMOSFERICO
Spesso
il particolato rappresenta l’inquinante a maggiore impatto ambientale
nelle aree urbane, tanto da indurre le autorità competenti a disporre
dei blocchi del traffico per ridurne il fenomeno.
Le particelle sospese sono sostanze allo stato solido o liquido che, a
causa delle loro piccole dimensioni, restano sospese in atmosfera per
tempi più o meno lunghi; le polveri totali sospese o PTS
vengono anche indicate come PM
(Particulate Matter).
Il particolato nell’aria può essere costituito da diverse sostanze:
sabbia, ceneri, polveri, fuliggine, sostanze silicee di varia natura,
sostanze vegetali, composti metallici, fibre tessili naturali e
artificiali, sali, elementi come il carbonio o il piombo, ecc.
In base alla
natura e alle dimensioni delle particelle possiamo distinguere:
- gli aerosol,
costituiti da particelle solide o liquide sospese in aria e con un
diametro inferiore a 1 micron (1 µm);
- le foschie,
date da goccioline con diametro inferiore a 2 micron;
- le esalazioni,
costituite da particelle solide con diametro inferiore ad 1 micron e
rilasciate solitamente da processi chimici e metallurgici;
- il fumo,
dato da particelle solide di solito con diametro inferiore ai 2 µm e
trasportate da miscele di gas;
- le polveri
(vere e proprie), costituite da particelle solide con diametro fra 0,25
e 500 micron;
- le sabbie,
date da particelle solide con diametro superiore ai 500 µm.
Le particelle
primarie sono quelle che vengono emesse come tali dalle
sorgenti naturali ed antropiche, mentre le secondarie
si originano da una serie di reazioni chimiche e fisiche in atmosfera.
Le particelle fini sono quelle che hanno un diametro
inferiore a 2,5 µm, le altre sono dette grossolane.
Da notare che il particolato grossolano è costituito esclusivamente da
particelle primarie.
Le polveri PM10
rappresentano il particolato che ha un diametro inferiore a 10 micron,
mentre le PM2,5, che costituiscono circa il 60% delle PM10, rappresentano il particolato che ha un diametro
inferiore a 2,5 micron.
Vengono dette polveri
inalabili quelle in grado di penetrare nel tratto
superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe).
Le polveri toraciche
sono quelle in grado di raggiungere i polmoni.
Le polveri respirabili
possono invece penetrare nel tratto inferiore dell’apparato
respiratorio (dalla trachea fino agli alveoli polmonari).
OZONO
TROPOSFERICO
L’ozono è un
gas tossico di colore bluastro, costituito da molecole instabili formate
da tre atomi di ossigeno (O3);
queste molecole si scindono facilmente liberando ossigeno molecolare (O2)
ed un atomo di ossigeno estremamente reattivo (O3 —> O2+O).
Per queste sue caratteristiche l’ozono è quindi un energico ossidante
in grado di demolire sia materiali organici che inorganici.
L’ozono è presente per più del 90% nella stratosfera (la fascia
dell’atmosfera che va dai 10 ai
50 Km
di altezza) dove viene prodotto dall’ossigeno molecolare per azione
dei raggi ultravioletti solari.
In stratosfera
costituisce una fascia protettiva nei confronti delle radiazioni UV
generate dal sole. Per effetto della circolazione atmosferica viene in
piccola parte trasportato anche negli strati più bassi dell’atmosfera
(troposfera), nei quali si forma anche per effetto di scariche
elettriche durante i temporali.
Nella troposfera in genere è presente a basse concentrazioni e
rappresenta un inquinante secondario particolarmente insidioso. Viene
prodotto nel corso di varie reazioni chimiche in presenza della luce del
sole a partire dagli inquinanti primari, in modo particolare dal
biossido di azoto (per maggiori informazioni vedi il cap. dedicato allo
smog fotochimico).
Gli effetti sull’uomo di una eccessiva esposizione all’ozono
riguardano essenzialmente l’apparato respiratorio e gli occhi; da
segnalare anche l’azione nociva nei confronti della vegetazione e
quella distruttiva nei confronti dei materiali.
RADON
Il radon (Rn) è
un gas radioattivo naturale estremamente pericoloso: rappresenta la
seconda causa di morte per tumore ai polmoni dopo il fumo di sigaretta.
Si stima che causi il decesso di più di 50 mila persone in tutto il
mondo ogni anno (più di mille solo in Italia). Per i suoi effetti è
stato inserito dalla Commissione Internazionale per
la Ricerca
sul Cancro (IARC) nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni riconosciuti.
Chimicamente è un gas nobile, come l’elio o l’argon, è inodore,
incolore, insapore e reagisce difficilmente con gli altri composti
chimici. Ben 8 volte più pesante dell’aria, è un gas che si origina
in seguito al decadimento radioattivo di elementi come l’uranio e il
radio (presenti in quantità variabile in tutta la crosta terrestre). La
sua concentrazione viene solitamente misurata in Becquerel su metro cubo
(Bq/mc) dove un Becquerel rappresenta una disintegrazione al secondo.
Spesso nei paesi anglosassoni viene utilizzata l’unità di misura
picoCurie su litro (pC/l) dove 1 Curie=3,7·1010 Becquerel.
Il radon
tipicamente si sprigiona dal suolo e si può diffondere nell’aria
delle abitazioni liberandosi da aperture o microfratture delle
fondamenta. L’edificio intrappola il gas radioattivo limitandone la
dispersione in atmosfera e per questo motivo la sua concentrazione
aumenta. Il radon è pericoloso per inalazione: tanto maggiore è la sua
concentrazione nell’aria tanto più alta è la possibilità di
sviluppare un tumore in seguito all’esposizione delle cellule
dell’apparato respiratorio alle radiazioni sprigionate nel corso del
decadimento radioattivo. Questo gas si può liberare anche da alcuni
materiali da costruzione (come per esempio il tufo) o dall’acqua
sorgiva o prelevata dal sottosuolo.
Per limitare i rischi dovuti al radon è quindi necessario limitare la
sua concentrazione nell’aria: aerare bene gli ambienti dove si
trascorre la maggior parte della propria vita e, nei casi più gravi,
attuare una bonifica della propria abitazione rivolgendosi a persone
specializzate.
IL
BENZENE
Il
benzene è un idrocarburo
aromatico strutturato ad anello esagonale ed è
costituito da 6 atomi di carbonio e 6 atomi di idrogeno (formula C6H6). Anche conosciuto come benzolo, rappresenta la
sostanza aromatica con la struttura molecolare più semplice e per
questo lo si può definire il composto-base della classe degli
idrocarburi aromatici.
Il benzene a temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore
che evapora all’aria molto velocemente. E' caratterizzato da un odore
pungente e dolciastro che la maggior parte delle persone
può già percepire
alla concentrazione di 1,5-4,7 ppm (nell’acqua, dove si dissolve
piuttosto lentamente, il sapore inizia a sentirsi a 0,5-4,5 ppm).
Il benzene è una sostanza altamente infiammabile, ma la sua pericolosità
è dovuta principalmente al fatto che è un carcinogeno riconosciuto per
l’uomo. A seguito di esposizioni variabili da meno di 5 anni a più di
30, molte persone hanno sviluppato varie forme di leucemia. Esposizioni
a lungo termine e a concentrazioni relativamente basse possono colpire
il midollo osseo e la produzione del sangue, quelle a breve termine e ad
alti livelli possono provocare sonnolenza, giramenti, perdita di
coscienza e morte.
Pur essendo la pericolosità del benzene ampiamente dimostrata da
numerose ricerche mediche, per il suo ampio utilizzo questa sostanza è
praticamente insostituibile. Molte industrie lo utilizzano per produrre
altri composti chimici come lo stirene, il cumene (per realizzare varie
resine) ed il cicloesano (per creare il nylon e molte fibre sintetiche).
Il benzene viene anche utilizzato per produrre alcuni tipi di gomme,
lubrificanti, coloranti, inchiostri, collanti, detergenti, solventi e
pesticidi. Il benzene è inoltre un componente delle benzine dove
costituisce fino all’1% in volume. La produzione mondiale annua di
benzene supera oramai i 30 milioni di tonnellate ed è dovuta per la
maggior parte alla distillazione del petrolio, anche se una proporzione
notevole di benzene viene ancora ottenuta dalla distillazione
dell’olio di catrame di carbon fossile.
AMIANTO
Asbesto,
o amianto, è
il nome dato ad un gruppo di minerali altamente fibrosi che si possono
trovare naturalmente nell’ambiente: il Crisotilo
(anche detto amianto bianco), appartenente alla serie mineralogica del
serpentino; e gli anfiboli Crocidolite
(amianto blu), Amosite
(amianto bruno), Antofillite,
Actinolite e Tremolite.
Questi minerali non hanno alcun odore o sapore chiaramente
individuabili, sono molto resistenti al calore ed alla maggior parte
delle sostanze chimiche e sono facilmente lavorabili. Comodamente
reperibili, venivano ricavati per lo più da miniere a cielo
aperto in seguito alla macinazione della roccia madre e successivo
arricchimento.
Per le loro proprietà dovute essenzialmente alla struttura fibrosa, per
la facile reperibilità e per il basso costo, sono stati utilizzati in
un’ampia gamma di prodotti ed in varie attività industriali;
l’asbesto veniva utilizzato puro o più solitamente miscelato ad altri
materiali in percentuali diverse, per sfruttarne meglio le
caratteristiche chimico-fisiche e per produrre una quantità
innumerevole di prodotti.
Purtroppo tutti questi beni hanno dimostrato nel tempo una deperibilità
più o meno alta, ed il loro deterioramento provoca il rilascio
nell’ambiente di una quantità di fibre direttamente proporzionale
alla loro friabilità.
L’amianto friabile è in grado di disgregarsi alla semplice pressione
delle dita e si è dimostrato estremamente pericoloso, mentre
l’amianto compattato (miscelato a cemento o a sostanze che ne
garantiscano una notevole durezza) è pericoloso nel caso in cui sia
stato deteriorato da eventi meteorologici o da interventi più o meno
accidentali.
Le fibre minerali rilasciate da questi materiali risultano
potenzialmente inalabili e, una volta nei polmoni, possono provocare dei
danni estremamente gravi come l’asbestosi, il mesotelioma ed il tumore
dei polmoni.
Per tutti questi motivi fin dal 1994 l’amianto è stato abbandonato e
ne è vietata per legge l’estrazione, la lavorazione ed il commercio
(da notare che la relazione fra la presenza dell’asbesto e
l’insorgenza dei tumori era già scientificamente dimostrata fin dagli
anni ’60).
Quindi a tutt’oggi la pericolosità dell’asbesto è dovuta
essenzialmente alla presenza di quella sterminata serie di prodotti
ancora in circolazione che lo contengono in quantità variabile e che
lentamente vengono smaltiti in aree appositamente predisposte.
IDROCARBURI
POLICICLICI AROMATICI
Il
termine IPA è
l’acronimo di Idrocarburi
Policiclici Aromatici, una classe numerosa di composti
organici tutti caratterizzati strutturalmente dalla presenza di due o più
anelli aromatici condensati fra loro.
L’IPA più semplice dal punto di vista strutturale è il naftalene, un
composto a due anelli che come inquinante aerodisperso si trova più che
altro in forma gassosa a temperatura ambiente. Gli IPA costituiti da tre
a cinque anelli possono essere presenti sia come gas che come
particolato, mentre quelli caratterizzati da cinque o più anelli
tendono a presentarsi per lo più in forma solida.
All’aumentare
del peso molecolare decresce la volatilità e la già bassa solubilità
in acqua, mentre cresce il punto di ebollizione e di fusione. Nella
forma più pura gli IPA si presentano solidi e trasparenti, oppure
bianchi o di un colore che va dal giallo chiaro al verde pallido.
I vari IPA variano fra loro sia per le diverse fonti ambientali che per
le caratteristiche chimiche. Si formano nel corso delle combustioni
incomplete di prodotti organici come il carbone, il petrolio, il gas o i
rifiuti; molti vengono utilizzati per condurre delle ricerche e alcuni
vengono sintetizzati artificialmente; in alcuni casi si impiegano nella
produzione di coloranti, plastiche, pesticidi e medicinali.
Anche se esistono più di cento diversi IPA, quelli più imputati nel
causare dei danni alla salute di uomini e animali sono: l’acenaftene,
l’acenaftilene, l’antracene, il benzo(a)antracene, il dibenzo(a,h)antracene,
il crisene, il pirene, il benzo(a)pirene, l’indeno(1,2,3-c,d)pirene,
il fenantrene, il fluorantene, il benzo(b)fluoroantene, il benzo(k)fluoroantene,
il benzo(g,h,i)perilene e il fluorene.
Solitamente nell’aria non si ritrovano mai come composti singoli, ma
all’interno di miscele dove sono presenti molte decine di IPA diversi
e in proporzioni che in alcuni casi possono anche variare di molto. Il
fatto che l’esposizione avvenga ad una miscela di composti, di
composizione non costante, rende difficile l’attribuzione delle
conseguenze sulla salute alla presenza di uno specifico idrocarburo
policiclico aromatico.
Pur essendo lo studio di queste miscele particolarmente complicato, è
stato comunque dimostrato che l’esposizione alle miscele IPA comporta
un aumento dell’insorgenza del cancro, soprattutto in presenza di
benzo(a)pirene (peraltro l’unico IPA che finora è stato studiato
approfonditamente).
CLORURO
di VINILE
Il
cloruro di vinile è un gas tossico, cancerogeno, infiammabile e
talmente instabile alle normali condizioni ambientali che miscelato con
l’aria può diventare esplosivo.
Anche conosciuto come cloroetene o cloroetilene, solitamente viene
indicato come cloruro di
vinile monomero (CVM)
per distinguerlo dal principale composto che si ottiene dalla sua
polimerizzazione: il polivinil cloruro o PVC. Da notare che il PVC, al
contrario del monomero, è pressochè innocuo (sempre a patto che
la concentrazione di cloruro di vinile monomero che
permane disciolto all’interno sia bassa).
L’estrema
importanza del cloroetilene nella società industriale moderna è
proprio dovuta al fatto che questa sostanza rappresenta il costituente
base per la produzione dell’onnipresente PVC, materiale utilizzato per
realizzare una gran varietà di prodotti plastici come tubi, cavi,
rivestimenti per auto, materiali per impacchettare gli alimenti,
arredamenti, finestre, coperture murali, articoli per la casa, ecc. Fino
alla metà degli anni ’70 il cloruro di vinile veniva impiegato anche
come gas refrigerante, propellente per spray e come componente di alcuni
cosmetici.
Tutto il cloruro di vinile esistente è stato prodotto dall’uomo od è
il risultato della degradazione di altre sostanze artificiali come il
tricloroetilene, il tricloroetano o il tetracloroetilene.
Quindi tutto l’inquinamento ambientale e i danni alla salute dovuti a
questa sostanza sono da imputare esclusivamente all’uomo.
fonte da www.nonsoloaria.com
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